MOURINHO: “VOGLIAMO VINCERE PER QUALIFICARCI PRESTO, DA PRIMI DEL GIRONE”

José Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Roma-CSKA Sofia, matchday 1 di Conference Leaue.

Ecco le parole del tecnico giallorosso.

5 vittorie su 5 partite. C’è tanta attesa, lo si capisce pure dal numero di biglietti venduti per la partita di domani, circa 30mila. Come si fa a mantenere questo livello di tensione sempre molto alto?

“Cinque vittorie non sono 50. Nello stesso modo che ho detto che 3 vittorie non erano 30. Non c’è ragione per essere ultra ottimisti, ultra positivi, fuori di testa. Però i risultati positivi sono importanti, aiutano il processo per sviluppare la squadra. La gente, i tifosi sono felici penso, ma pure loro devono essere equilibrati come noi siamo qui. Equilibrati nel senso di capire che questo è un processo e che stiamo lavorando solo da due mesi. Si sente evoluzione, sì, chiaramente sì, a tutti i livelli, però tranquilli tranquilli. Il fatto che allo stadio ci sia sempre il massimo possibile di tifosi è bello e magari può spingere le autorità a capire che c’è una voglia tremenda della gente, dei tifosi, non solo dei nostri, penso a tutti i tifosi d’Italia, aspettano la normalità. E la normalità è quando tutti possono esaurire lo stadio”.

“Per mantenere l’ambizione, questa voglia di lavorare uniti è una caratteristiche che vogliamo mantenere. Dico sempre ai giocatori che tutto quello meno di 100% non è niente. Dovrebbero essere caratteristiche permanenti, non negoziabili. Contro il Sassuolo il risultato poteva essere 2-1 per loro. Ma anche se fosse stato 2-1 per loro, il nostro spirito, la nostra ambizione, la nostra voglia, la nostra empatia con i tifosi non è negoziabile. È una caratteristica che vogliamo avere sempre, anche quando la sconfitta arriverà. Siamo in costruzione e questo fa parte della costruzione. Sicuro arriverà la domanda se farò dei cambi nella squadra, ovviamente sì. Non giocherò con la stessa squadra dell’ultima partita. Qualche cambio si farà, ma è importante mantenere una struttura. Perché è importante per noi un risultato positivo. È una competizione in cui passo passo vogliamo fare qualcosa. E passo passo significa finire questo girone e qualificarsi. Se possiamo vincere con tre punti in casa è meglio”.

Come si gestisce un giocatore come Zaniolo? Gestendolo? Domani gioca lui o Perez?

“Domani i giocatori non sanno ancora chi gioca, per questo non lo dirò. Se Carles o Nico per me non sarebbe un problema da dirvi. Ma i giocatori non sanno ancora. Con Nico bisogna trovare un equilibrio tranquillo. Non un equilibrio in cui sentire qualche tipo di pressione. Sta bene, l’infortunio sta nel passato, le sensazione negative stanno nel passato. L’altro giorno era stanco, ovviamente. Capisco che quando i giocatori vanno in Nazionale, se non giocano in Nazionale, io non ho mai allenato in nazionale, però capisco che non si allena tanto, non ci sono tanto tempo e condizioni per lavorare. Se un giocatore va in nazionale non gioca, di solito torna sotto le sue condizioni normali, sotto la condizione fisica che aveva prima di lasciare il club”.

“E noi abbiamo avvertito questo non solo con Nico, ma anche con altri giocatori. Ha giocato 70 minuti. Se ha recuperato bene, sarà in condizioni domani. Non vorrei in ogni conferenza parlare delle condizioni di Nico. È un giocatore che sta bene. Dal punto di vista psicologico è importante per lui dimenticarlo l’infortunio. Di giocatori che erano infortunati ce ne sono stati tanti, ma se l’infortunio è passato guardiamo al futuro”.

Come si tiene compatto il gruppo di quelli che non giocano? Per esempio, El Shaarawy le ha dato due gol partendo dalla panchina. È un esempio virtuoso. Gli altri? E poi, una parentesi: il fatto di poter diventare il primo allenatore ad aver vinto tutte e tre le competizioni europee, è una motivazione extra per lei?

“Con El Shaarawy e con giocatori nella sua stessa situazione, dico che i giocatori sono intelligenti, loro capiscono, guardano a noi, possono vedere come noi parliamo a loro, il modo come noi gli parliamo, il fatto di avere feedback come su sono entrati in partita o in allenamento, loro sono intelligenti e capiscono tutto anche senza tante parole. Stephan sa che per me è un giocatore molto importante, per me è un titolare”.

“Titolari non sono solo gli undici perché questa situazione di iniziare la partita o stare in panchina è una situazione che cambia. Io non ho mai avuto una squadra dove una squadra che inizia la stagione è la stessa squadra che poi finisce la stagione. La stagione non è un’autostrada. All’inizio un’autostrada, poi un po’ di strada tortuosa. Una stagione è così. Con i giocatori succede lo stesso. Per i giocatori è molto difficile iniziare e finire la stagione come titolari. Devono capire che senza di loro siamo morti, non possiamo fare molto con 10-11. Stephan è intelligente. Ha esperienza nel calcio. Lui capisce che è importante per me e anche di più. Mi piacciono tanto le sue caratteristiche come giocatore, lui lo sa. Capisce pure che quando abbiamo iniziato la stagione lui doveva iniziare il percorso verso la sua migliore forma. La dinamica, l’intensità l’aveva un po’ persa tra Cina, infortuni, essere arrivato nel mercato di gennaio. Lui è in crescita. A parte questo, prima della gara con il Sassuolo ci ho parlato un po’”.

“Gli ho detto che giocherà titolare con il CSKA. Gli ho detto che per me è un titolare, anche se ha iniziato le partite dalla panchina, ma è un titolare. I giocatori, tutti loro, sono più responsabili di me per uno spogliatoio unito. Gente che sa i diversi ruoli, gente che sa che deve rispettare le decisioni dell’allenatore, in questo senso è un gruppo che lavora molto bene tra di loro. Io sento la mia missione come leader molto facile perché il gruppo è un bel gruppo”.

“Sulla Conference: ho vinto come assistente una coppa che non c’è più, la Coppa delle Coppe. Anche quella ho avuto la fortuna di vincere nel Barcellona nel 1997. Non ci ho pensato a questo, non voglio essere l’unico della storia a farlo, non è un obiettivo. Vogliamo fare bene. Siamo lontanissimi dal vincere questa competizione, ma cercheremo di farlo. Siamo alla prima partita del girone. Non voglio essere bugiardo. Questa competizione mi interessa. Il primo passo è vincere il girone. Siamo tutti lì. Nessun giocatore rimarrà a casa, nessuno andrà a riposare. È un progetto collettivo. Se qualcuno di quelli che ha giocato nell’ultima partita, va in panchina, sarà così. Devono aiutare tutti come squadra per vincere domani”.

(Foto LaPresse)

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